"L'usura, le usure"
Tempi, modi e luoghi di un fenomeno antico e moderno
di
Lino Busà - Bianca La Rocca

SINTESI PRESENTAZIONE

Il saggio dal titolo L’usura, Le usure. Tempi modi e luoghi di un fenomeno antico e moderno, curato da Lino Busà e Bianca La Rocca per il Centro Studi Temi, vede la luce a dieci anni esatti dall’approvazione della Legge 108/96, più nota come legge antiusura. Non è un semplice caso, dal momento che questo libro rappresenta un bilancio, purtroppo non sempre esaltante, di questa importante legge.

Il testo si articola in quattro parti. Nella prima, dopo aver offerto ai lettori un’ampia panoramica delle ragioni storiche, culturali e sociali che portano l’Italia ad essere, tutt’oggi, un Paese a forte rischio di indebitamento usuraio, analizza, con un racconto minuzioso e ricco di dettagli, alcuni dei quali fino ad oggi inediti, tutte le iniziative e il lungo iter legislativo che portò alla stesura e all’approvazione definitiva della Legge 108.

Nel capitolo La Lotta all’usura viaggia come un treno, infatti, vengono rievocate, con la lucidità e la conoscenza di chi ha vissuto in prima persona quel periodo, i tanti fatti che precedettero l’approvazione della Legge in quel lontano 7 marzo 1996. Solo chi fu protagonista attivo di quel processo può ricordare ancora con una certa precisione il lungo tempo in cui questa legge rimase impantanata alla Commissione Giustizia del Senato, mentre le forze politiche non trovavano un accordo per portarla alla Camera per la sua approvazione definitiva.

Erano giorni in cui, durante l’estenuante e faticoso dibattito nella Commissione parlamentare, incombeva una crisi di Governo che avrebbe portato, di lì a poco, alle elezioni anticipate, e quanti si erano battuti per una radicale riforma degli articoli del Codice Penale 644, 644 bis rischiavano di vedere naufragare miserevolmente anni di lavoro. Con un nuovo governo, infatti, si sarebbe dovuto ricominciare pressoché daccapo. Un esito, questo, a cui “lavoravano alacremente” le tanti lobby che si opponevano alla legge, prime fra tutte l’Associazione bancaria e la Banca d’Italia.

E’ in questo contesto che nacque, in Confesercenti, l’idea del Treno contro l’usura, un’iniziativa forte che si nutriva di parole semplici e fortemente evocative: “Uscire dal tunnel, si può”, veniva ripetuto in continuazione ed il passaggio dal “tunnel” alla “galleria” al “treno” fu, per così dire, naturale.

Il Treno contro l’usura fu una manifestazione straordinaria, diventando l’evento più importante di quel febbraio del 1996. Il viaggio si guadagnò l’apertura dei telegiornali, i talk show realizzarono puntate speciali intorno al Treno ed all’allarmante fenomeno dell’usura, l’intera carta stampata, compresa quella più attenta al gossip, si occupò con reportage ed interviste del fenomeno. Un successo che lasciò il segno e fu accompagnato da una forte mobilitazione dell’opinione pubblica e della società civile, tanto che anche l’allora Pontefice, Papa Giovanni Paolo II, non mancò di far sentire la sua voce.

Così, malgrado il Parlamento fosse stato già sciolto e la campagna elettorale già avviata, la Camera dei Deputati si riunì in seduta straordinaria ed approvò, con il solo voto di astensione di Forza Italia, la Legge 108, passata alla cronaca come la legge contro l’usura.

Inutile dire che quello fu un momento di grande speranza per le tante vittime che intravidero, nel nuovo istituto, un percorso di liberazione. Le denunce aumentarono, in molte procure si crearono pool antiusura; si attivarono fondi di solidarietà e di prevenzione. Purtroppo, a questo primo momento di grande fermento e di iniziative è seguito un periodo di silenzio tanto che non è possibile non notare come il 7 marzo 2006 sia passato nel silenzio più assoluto: una presa di posizione di SOS Impresa, la nostra associazione contro l’estorsione e l’usura; una dichiarazione di Tano Grasso a un convegno organizzato in una località periferica, voci isolate in un mare di indifferenza.

La piaga dell’usura è, però, scomparsa dalla cronaca e dalla politica, ma non dalla vita di tanti cittadini. Oggi, come agli inizi degli anni Novanta resta il silenzio delle vittime e quello complice di gran parte delle istituzioni.

Eppure, come dimostrano Busà e La Rocca, nell’analizzare centinaia di documenti giudiziari degli ultimi dieci anni e nel dare ascolto alle testimonianze delle vittime, l’usura rimane un elemento corruttivo della crescita economica del Paese. Abbandonati i clamori della cronaca, convive silenziosamente accanto ad un’economia sana, assumendo aspetti sempre più organizzati e strutturati, e continuando a sottrarre benessere all’economia ed alla società.

Sono ancora tante le lacune e le disattenzioni che minano l’efficacia della Legge 108. I due studiosi, in base a metodi di indagini del tutto innovativi, dimostrano quante e quali Regioni sono a maggior rischio di usura. Analizzando nel dettaglio gli indicatori economico-finanziari, statistico-penali e criminologici. dimostrano che sono proprio alcune città del centro e del nord d’Italia a vivere in uno stato di sofferenza, mentre il sud continua ad offrire un quadro di desolante arretramento per quanto riguarda il mercato del credito. Vecchi strozzini, continuano a convivere accanto a moderne ed efficiente organizzazioni finanziarie, apparentemente legali, mentre la criminalità controlla e si impadronisce sempre di più di nuove fette di mercato. I rischi per le famiglie e la piccola impresa diventano sempre maggiori.

Sono sempre i numeri, pur nella loro sterilità, a rendere perfettamente il quadro della situazione.

· I commercianti (46%), gli imprenditori (22%) e gli artigiani (20%) sono le maggiori vittime dell’usura. Così come non sono da sottovalutare il 7% dei lavoratori dipendenti ed il 5% dei liberi professionisti;

· Nel 23% dei casi il ricorso al credito usuraio determina la fine dell’attività lavorativa della vittima, attraverso il fallimento (61%) o la chiusura e/o cessione a terzi (39%);

· Ogni anno nel nostro Paese falliscono 40.000 aziende, per lo più piccole e a condizione familiare;

· La durata del prestito varia a un 41% in cui il rapporto usuraio si esaurisce nel corso di due/tre anni, ad un 26% che arriva a quattro/sei anni, ed un 15% che perdura oltre i 6 anni;

· Le cifre del prestito iniziale nel 59% dei casi non supera le 10.000 euro, ed un altro 20% oscilla tra le 11.000 e le 25.000 euro. Mentre la cifra totale del prestito nel 46% dei casi supera i 51.000 euro ed è tipica dei prestiti che si protraggono a lungo nel tempo;

· L’iter giudiziario rappresenta una delle noti più dolenti. Nel 44% dei casi il rinvio a giudizio arriva dopo due/quattro anni dalla denuncia, la sentenza di I grado dopo più di quattro anni (70%), con punte di nove anni di attesa (3%);

· Negli ultimi dieci anni sono state oltre 5.000 le persone arrestate per usura ed altrettante quelle denunciate, altre 10.000 le persone coinvolte a vario titolo in vicende usuraie, (fiancheggiatori, prestanomi, guardaspalle);

· La graduatoria dell’incidenza statistico-penale evidenzia situazioni di particolare gravità anche in piccole città apparentemente tranquille come Rieti nel Lazio, Campoobass nel Molise e L’Aquila in Abruzzo;

· Secondo la graduatoria dell’Indice di Pericolosità Sociali, la Calabria, con le Province di Reggio e Vibo Valentia sono quelle in cui l’usura si presenta con un fenomeno acuto con una percentuale ragguardevole di reti criminali ben organizzate. Dopo la Calabria, nell’ordine compaiono le province di Napoli, Roma, dove sono attivi vari gruppi criminali di un certo spessore, e Pescara, dove l’usura è gestita da famiglie rom. A Napoli si avvertono intrecci con associazioni a delinquere di tipo mafioso. Al Nord è preoccupante la situazione di Genova e, fatto del tutto nuovo, cominciano a comparire alcune province del Veneto.

Questo saggio, quindi, oltre a rappresentare un interessante strumento di lavoro, è anche una severa critica verso tutto ciò che ha dimostrato limiti e carenze di una legge ottima, ma che è necessario migliorare, soprattutto sotto l’aspetto della prevenzione.

Se, da un parte, sono moltiplicati i centri di aiuto alle vittime ed hanno assunto più forza le esperienze di solidarietà, dall’altra, viste le profonde modificazione in atto nel mondo del prestito ad usura, si vuole indicare una possibile strada di rivisitazione della Legge.

Confesercenti ha assunto dieci anni fa un ruolo da protagonista, che ha mantenuto ed esteso in tutto questo periodo, non solo sul piano delle analisi e dello studio, ma soprattutto su quello dell’aiuto concreto ai tanti imprenditori a rischio usura o alle vittime di questo odioso reato. Dalla rete di Ambulatori antiusura alla attività di prevenzione e sensibilizzazione, ai tanti Consorzi fidi abbiamo cercato di dare risposte concrete, un aiuto visibile e riconoscibile.

Il problema del credito alle imprese, e soprattutto alle piccole, deve diventare una grande questione nazionale, perché da esso dipende gran parte dello sviluppo del nostro Paese e del Mezzogiorno in particolare. Occorre un concerto di azioni che vedano impegnati il Governo, il mondo bancario, le forze sociali, per garantire efficienza e trasparenza senza le quali la strada sarà sempre in salita.

Il lavoro che presentiamo oggi è un ulteriore passo su questa strada. Abbiamo cominciata a percorrerla dieci anni fa e, comunque, in ogni caso, come sempre e con ostinazione, continueremo.