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"Mafie
straniere in Italia"
PRESENTAZIONE |
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La ricerca di Enzo Ciconte che pubblichiamo in questo nuovo numero di Strumenti "Le mafie straniere in Italia" amplia l'attività Centro Studi Temi e segna il debutto di una nuova veste grafica per la rivista Strumenti, più curata e di più agevole consultazione. Temi è nata nel 1996, per iniziativa della Confesercenti unitamente a SOS Impresa, ad Edizioni Commercio ed alla Fondazione CeSAR, con l'intento di approfondire e promuovere la conoscenza dei fenomeni criminali che interessano il nostro Paese ed in particolar modo ai loro effetti sull'economia e le imprese. Siamo convinti che per affrontare adeguatamente questi fenomeni occorre innanzitutto partire da una loro puntuale e corretta conoscenza. Confesercenti alla naturale attività di tutela e di rappresentanza delle imprese, ha sempre accompagnato un impegno concreto nella lotta alle mafie, non solo su un piano di ripulsa morale, ma anche nella difesa del sistema economico dalle aggressioni della criminalità organizzata per garantire quella libertà d'impresa che rappresenta un valore fondamentale per il progresso e il benessere del nostro Paese e soprattutto del Mezzogiorno. L'attività del Centro studi, in coerenza con l'attività della Confesercenti, si è caratterizzata, nel corso di questi anni, affrontando quelle tematiche che maggiormente affliggono le imprese commerciali ed in particolar modo l'estorsione e l'usura avvalendosi dell'apporto di studiosi affermati, come Enzo Ciconte e Tano Grasso, valorizzando ed impegnando anche nuovi ricercatori e studiosi. Con
questo lavoro sulle Mafie Straniere in Italia si amplia
l'orizzonte dell'attività di ricerca di Temi e si affronta un problema
di cruciale attualità che in qualche modo si interseca e si differenzia
da quello ben più complesso dell'immigrazione. Il libro ripercorre la presenza delle mafie straniere in Italia a partire dagli anni ottanta, ma evidenzia come un vero salto di qualità si sia realizzato dai primi anni novanta del secolo appena trascorso, quando importanti avvenimenti internazionali - dalla caduta del muro di Berlino e il conseguente disfacimento del sistema sovietico, all'aumento delle guerre, della povertà e delle persecuzioni nel mondo. Tutto ciò ha ridisegnato non soltanto la geografica territoriale e politica di molte nazioni e di alcuni continenti, ma anche la geografia dei mercati criminali. Così accanto ai tradizionali traffici illeciti - contrabbando di sigarette, traffico di droga, di preziosi, di armi - è sorto un altro tipo di mercato criminale: quello del traffico e della tratta di esseri umani. Migliaia di persone - tra le 700.000 e i 4 milioni ogni anno secondo il Dipartimento di stato americano - lasciano il loro paese, o sono costretti a lasciarlo, per cercare migliore fortuna nell'opulento occidente. Chi trasporta questi disperati sono organizzazioni criminali strutturate, che ai massimi livelli agiscono con modalità di tipo mafioso. Il fatto che il loro traffico è sempre più integrato con quello degli stupefacenti testimonia, secondo Ciconte, che vecchi e nuovi mercati criminali si sono sovrapposti, sia per le rotte seguite, sia per i soggetti che ne sono stati, e ne sono, i principali protagonisti. E' in quest'ambito che appare sempre più evidente un accordo tra la mafia turca e la 'Nrangheta basato sullo scambio: "sbarchi in cambio di droga", introducendo una politica di relazioni e di rapporti criminali-affaristici, che già sta modificando la presenza delle mafie straniere in Italia, soprattutto nel centro-nord del Paese. In queste settimane i ripetuti sbarchi avvenuti prevalentemente sull'isola di Lampedusa hanno riportato d'attualità il tema dell'immigrazione clandestina ed hanno evidenziato come un tema così complesso non può essere oggetto di propaganda politica, ma necessita di risposte serie e di una paziente attività di relazioni con gli Stati dai quali le "carrette del mare" si organizzano e partono. L'Unione europea è chiamata a svolgere un ruolo importante nella gestione dei flussi migratori ed attivando "accordi di prossimità" può realizzare politiche di buon vicinato con i paesi dell'est e quelli della sponda sud del Mediterraneo in grado di garantire sviluppo e stabilità e per questa via contenere l'immigrazione clandestina. La ricerca di Enzo Ciconte, proprio per il rigore che la anima, la ricchezza di documentazione, darà ulteriori strumenti di conoscenza agli studiosi e a quanti sono impegnati in prima linea nella ricerca di soluzioni ad affrontare nel modo più giusto questi giganteschi problemi. |