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"30 anni di criminalità in Italia 1971-2001"
INTRODUZIONE |
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Trent'anni sono un periodo sufficientemente ampio per poter analizzare i cambiamenti della criminalità, uscendo dalla cronaca, senza per questo cadere in un lavoro storiografico. Il libro di Ciconte e Romani analizza le cause, le dinamiche e le modalità attraverso le quali il crimine in Italia si è modificato e diversificato. Queste sono state molteplici e sono direttamente collegate con le trasformazioni avvenute in seno alla società italiana, che è cresciuta, migliorata dal punto di vista delle condizioni economiche, dei livelli di vita della popolazione, ma anche pervasa su scala internazionale da grandi problemi, pensiamo alle guerre, alla povertà, ai grandi fenomeni migratori. Parallelamente a queste trasformazioni, antiche e più recenti, si è via via modificata l'azione dello Stato, in particolare quella specificamente indirizzata a reprimere o, quanto meno, a contenere i delitti che volta per volta generavano maggiore allarme sociale: si pensi in particolare a tutta la legislazione antimafia a partire dalla legge Rognoni-La Torre. È inoltre cresciuta, come novità tipicamente italiana, la risposta della società civile, delle associazioni, delle stesse vittime. Ma c'è un "elemento" che ha cambiato nel profondo il corso della criminalità in questi trent'anni: la droga. La sua comparsa nei principali Paesi europei ed in Italia si può datare a partire dalla metà degli anni settanta dopo che a lungo ne erano stati del tutto ignorati o sottovalutati i visibili, nefasti effetti. Ben presto, però, è stato evidente il carico di azioni criminose che il mercato della droga si è progressivamente trascinato dietro.
In sintesi il mercato della droga ha prodotto in una prima fase:
In seguito a partire dalla seconda metà degli anni '80
In questi ultimi anni a queste dinamiche evolutive della criminalità mafiosa se ne sono affiancate altre:
Nel 1971 l'autorità giudiziaria aveva iniziato l'azione penale in 1.255.151 casi, nel 1987 la cifra era arrivata a 2.204.986. Nel 1990 i delitti commessi erano arrivati a 2.501.640 mentre il 2000 si è chiuso a quota 2.206.079. Scorrendo i dati dei singoli delitti l'anno in assoluto più nero dei tre decenni è sicuramente il 1991. Negli ultimi anni sono sicuramente cresciuti un vasto allarme sociale, una profonda preoccupazione e un generale senso di insicurezza che ormai percorrono centri urbani e centri rurali indifferentemente, senza alcuna apprezzabile distinzione tra gli uni e gli altri, almeno a livello di percezione diffusa degli ipotetici livelli o supposti pericoli criminali (rapine alle ville). La sicurezza è diventata una questione politica rilevante anche da parte di coloro i quali l'avevano ignorata o, quanto meno, sottovalutata nei decenni precedenti, mentre altri l'avevano enfatizzata fino a strumentalizzarla a scopi esclusivamente propagandistici. Eppure, qui sta il paradosso, il senso dell'insicurezza è cresciuto proprio negli anni novanta che hanno progressivamente registrato una diminuzione di quasi tutti i reati, anche di quelli che generalmente determinano allarme sociale e insicurezza. Questo effetto paradossale può essere stato determinato da alcuni fattori che così sinteticamente possono essere indicati: a) Il primo può essere individuato nell'aumento di episodi che, pur essendo certamente meno gravi rispetto agli omicidi o ad altri atti di violenza brutale e gratuita, per converso sono di gran lunga più diffusi. Questi hanno infatti avuto l'effetto dirompente di creare la suggestione e la sensazione che chiunque - in particolare donna, anziano o bambino per un verso e commerciante per un altro - possa rimanere vittima di un reato in qualsiasi momento e ovunque abiti o lavori. b) Strettamente correlato a questo fattore c'è il cosiddetto effetto rimbalzo provocato dal modo in cui i mass media, nazionali e locali, hanno presentato questi episodi di violenza che non di rado sono stati enfatizzati. Ci sono, inoltre, altri dati che sono sicuramente sottostimati, come capita per il numero di denunce per estorsione ed usura, quasi certamente di gran lunga inferiore ai dati reali delle vittime del racket e del prestito usuraio. La paura di poter essere vittima potenziale di un qualche reato è un sentimento molto radicato ed appare in costante aumento. Anche per questo, per rientrare un po' nella cronaca di questi giorni, occorre essere molto cauti quando si parla, come ha fatto il ministro Martino, di liberalizzazione del porto d'armi. I dati sulla propensione all'acquisto di un'arma che abbiamo di recente reso pubblici dimostrano che è materia da trattare con grande cautela:
Non è il far west il modello di società che garantisce più sicurezza, piuttosto occorre intervenire di più sulla prevenzione. Da qui la proposta di maggiore risorse per dotare i negozi di sistemi di deterrenza, di videosorveglianza, di un utilizzo a costi minori della moneta elettronica. La nuova emergenza è costituita dal crescere di una criminalità che si fonda su base etnica: albanese, rumena, russa, cinese, dedita a gestire "la tratta delle persone", il mercato della droga e quello della prostituzione, mentre altri si specializzano nelle rapine. Gran parte di costoro si muovono nel mondo della clandestinità, sebbene sia ben chiaro che non tutti coloro che entrano clandestinamente nel nostro paese sono delinquenti. Per la gran parte si tratta di disperati spinti dalla miseria, dalla fame dalle malattie e soprattutto dalla guerra. Ciò è evidente analizzando le ondate di sbarchi. Non è un caso che oggi compaiono per la prima volta gli afgani, che hanno sostituito i cingalesi, che a loro volto avevano sostituito i curdi. Mentre si è fortemente ridotto già nel secondo semestre del 2001 l'arrivo di Kosovari e di albanesi. Nel 2002 sono in testa i cingalesi (2045) e curdi (1467), mentre la Sicilia con ben 2409 intercetti diviene la prima regione per numero di sbarchi sperando la Calabria (1258) e la Puglia. Ecco perché occorre una azione incisiva della UE per favorire la pace e lo sviluppo soprattutto del mediterraneo. In Italia il mercato del lavoro non è ancora saturo ed abbiamo bisogno, per esempio, di lavoratori stagionali, ed in questa ottica giudichiamo con favore la reintroduzione del meccanismo dello sponsor nella legge sull'immigrazione in discussione in queste ore. I flussi comunque debbono essere regolati e la lotta alla clandestinità deve essere ferma. |