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"Basterebbe almeno una volta, non perdere il dominio di sé".
Questa frase, scritta da Dostoevskij nel suo famoso romanzo intitolato
Il giocatore, rispecchia meglio di tante parole le due facce della
medaglia gioco. Nell'immaginario collettivo, il gioco, da piacevole modo
per stare insieme agli amici e trascorrere qualche ora in allegria, sta
diventando sempre più una via che molte persone percorrono nel
tentativo di sfidare il destino e la fortuna, con lo speranzoso
obiettivo di poter migliorare le proprie condizioni di vita, per
esaudire quei desideri che altrimenti, con molta probabilità,
rimarrebbero per sempre tali. Quanta gente, infatti, ambisce alla grande
vincita che può dare una svolta decisiva alla propria esistenza? E nel
fare questo, quanti sono in grado di porsi un limite? Quanti, infine,
sono in grado di gestire un capitale e di mantenere costantemente un
certo tenore di vita che, senza la vincita di una cospicua somma, non si
sarebbe mai vissuto?
Pensare prevalentemente al gioco come ad una sfida, ad un rischio, ad
un'avventura finalizzati all'arricchimento rapido, unitamente alla
sopravvalutazione delle proprie presunte abilità, spesso porta le
persone ad usare irresponsabilmente il proprio denaro, con la
conseguenza che esse finiscono per dilapidare i propri risparmi e con
l'indebitarsi oltre le proprie capacità di spesa. Il sovraindebitamento,
nel caso dei giocatori d'azzardo, significa molto spesso finire nelle
mani di un "cambista", cioè di un usuraio che, come tutti gli
usurai, non è mai un "benefattore", ma solo e sempre uno
sfruttatore, che si ferma soltanto quando non trova più niente di cui
impossessarsi.
Quando l'attività usuraia viene svolta dalla mafia, che già in passato
si è dimostrata interessata a intraprendere questa attività nei
casinò, si innalza vertiginosamente la pericolosità di questo
fenomeno: in questo caso la stessa riscossione dell'interesse usuraio
può diventare un mezzo di controllo o l'acquisizione della proprietà
delle imprese. L'usura, in questo modo, diventa un nuovo canale di
riciclaggio del denaro e permette alla mafia di estendere il proprio
controllo sul mondo economico, considerato che il vero padrone di
un'impresa è chi la finanzia.
La ricerca svolta da Pierpaolo Romani, ben documentata e ricca di dati e
notizie specifiche, ha il pregio di fornire al lettore un analisi
generale ed ordinata sulle case da gioco, un tema sul quale da lungo
tempo in Italia è in corso una accesa discussione, sia in ambito
parlamentare sia nell'opinione pubblica. Attualmente, all'esame di un
apposito comitato parlamentare, sono 48 le località italiane proposte
per l'apertura di nuovi casinò. Romani, in questo studio, ha
opportunamente illustrato le ragioni di coloro che sono favorevoli e di
coloro che sono contrari a questa espansione del gioco d'azzardo nel
nostro paese e, per contribuire ad avviare una seria riflessione sulla
tematica, ha esaminato la normativa adottata da alcuni paesi europei.
Non può, quindi, sfuggire l'importanza di questo lavoro che attinge da
fonti giuridiche, sociologiche, storiche, italiane e straniere.
Il gioco, come dimostrano alcuni dati importanti in questa ricerca,
rappresenta una voce dei consumi in cui gli italiani spendono una parte
dei loro introiti. Educarci ed educare ad usare responsabilmente il
proprio denaro, controllando in modo particolare le proprie spese, è un
obiettivo sul quale il legislatore è chiamato ad investire risorse e
competenze e a dettare opportune regole, per fare in modo che, anche il
gioco, nella legalità, sia - come deve essere - divertimento e
socializzazione, non un falso miraggio che può giovare soltanto ai
criminali!
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