![]() |
"Le case da gioco"
CONSIDERAZIONI
PRELIMINARI |
|
In
Italia, e in altre nazioni del mondo, il gioco e la scommessa sono in
aumento e rappresentano un business economico sempre più importante,
non solo per i gestori pubblici e privati, ma anche per l'erario
statale. Molte le ragioni alla base di questa situazione, tra le quali
troviamo innanzitutto il più stretto connubio che si è venuto a creare
tra il gioco e un'industria del turismo sempre più internazionalizzata;
lo sviluppo tecnologico (Internet); la molteplicità dei giochi offerti;
l'aumentata disponibilità ed accessibilità dei luoghi in cui si può
giocare. In particolare, per quanto riguarda le case da gioco, oggetto
di questo studio, tra il 1986 ed il 1996, il numero degli stati del
mondo in cui esse sono presenti è passato da 77 a 109. Le case da gioco in Italia L'articolo
721 c.p. definisce le case da gioco come "i luoghi di convegno
destinati al giuoco d'azzardo, anche se privati, e anche se lo scopo del
giuoco è sotto qualsiasi forma dissimulato". In
Italia, attualmente, sono quattro le case da gioco esistenti: San
Remo, Campione d'Italia, Venezia e Saint-Vincent. L'apertura e
l'esercizio in territorio italiano di questi casinò è stata
consentita, a partire dagli anni venti, da singole disposizioni di legge
che, in deroga ai divieti posti dal codice penale, hanno di volta in
volta riconosciuto a particolari organi amministrativi la facoltà di
autorizzare l'apertura di case da gioco in singoli comuni. In
particolare, l'art. 1 del r.d.l. 22 dicembre 1927, n. 2448,
convertito in legge n. 3125 del 1928, recante provvedimenti a
favore del comune di San Remo, dà facoltà al Ministero dell'Interno di
autorizzare quel comune "ad adottare tutti i provvedimenti
necessari per poter addivenire all'assestamento del proprio bilancio e
all'esercizio delle opere pubbliche indilazionabili". In base a
tale disposizione il Ministero dell'Interno, con successivi
provvedimenti, ha autorizzato l'istituzione del Casinò di San Remo. Il r.d.l.
2 marzo 1933, n. 201, convertito in legge n. 205 del 1933, ha
riconosciuto la competenza al Ministero dell'Interno ad adottare
analoghi provvedimenti in favore del comune di Campione d'Italia.
Il r.d.l. 16 luglio 1936, n. 1404, convertito in legge n. 62
del 1937 ha esteso le medesime disposizioni al comune di Venezia.
L'istituzione della casa da gioco di Saint-Vincent ha seguito,
invece, una diversa procedura: in attuazione del d.l. lgt. 7 luglio
1945, n. 545, con il quale era stata attribuita alla Val d'Aosta la
competenza per "iniziative in materia turistica, di vigilanza
alberghiera, di tutela del paesaggio e di vigilanza sulla conservazione
delle antichità e delle opere artistiche", fu autorizzata
l'istituzione della casa da gioco di Saint-Vincent con decreto del
Presidente del Consiglio della Val d'Aosta del 3 aprile 1946. La Corte di Cassazione con sentenza 14 novembre 1964, n. 5 e il Tribunale di Roma, con sentenza del 16 gennaio 1966, si espressero negativamente sulla concessione dell'autorizzazione all'apertura e all'esercizio di una casa da gioco nella città di Taormina, rilevando come in questo caso non sussistesse alcuna norma di legge che autorizzasse, direttamente o implicitamente, la richiesta. I casinò italiani. Gli incassi e le presenze Tra il
1995 e il primo semestre 1999, nelle quattro case da gioco italiane, a
fronte di una progressiva diminuzione del numero dei clienti, si è
assistito ad un costante aumento degli incassi. Leader italiana, tra i
primi posti in Europa, si conferma la casa da gioco valdostana di Saint
Vincent, seguita da quelle di Campione, di Venezia e di San Remo. Il
gioco d'azzardo in Internet consente di aggirare i divieti e gli
obblighi imposti dalla normativa vigente e fornisce a chiunque la
possibilità di scommettere anonimamente 24 ore su 24, stando
comodamente seduti a casa propria o in ufficio. Questo consente ai
giocatori non solo di eliminare alcuni costi (es. viaggi, pasti,
bevande, ingressi), ma soprattutto di mantenere alto il livello della
propria privacy, soddisfacendo un proprio desiderio senza sentirsi
sottoposti al giudizio sociale negativo che accompagna notoriamente i
frequentatori dei casinò. I cybercasino pongono, come del resto
l'utilizzo della rete, una serie di nuovi problemi, tra i quali
ricordiamo le recenti modalità di riciclaggio, inerenti i cosiddetti
cyberpayments, l'uso incontrollato e inopportuno che può esserne fatto
nei luoghi di lavoro e da parte dei minori, la possibilità di frode per
i giocatori che, come già accaduto, non ricevono le somme vinte ovvero
vengono derubati di cospicue somme di denaro mediante un utilizzo
illegale delle loro carte di credito. I casinò italiani: verso una "americanizzazione" In
generale, per attirare nuova clientela, i casinò del Bel Paese hanno
puntato al miglioramento e alla diversificazione dei servizi,
all'ampliamento degli spazi e, infine, all'introduzione di nuovi giochi,
in particolare delle slot machines e dei giochi americani (Fair
roulette, Black Jack, Caribbean poker), a fianco dei tradizionali giochi
francesi (roulette francese, 30/40, chemin de fer). A Venezia, per
esempio, nei pressi dell'aeroporto di Tessera, è stato recentemente
aperto il "Venice Casino", definito come il primo casinò
italiano all'americana. Costruito in soli cinque mesi (marzo - luglio
1999) e costato circa 20 miliardi di lire, la terza "filiale"
della casa da gioco veneziana mira a raggiungere un utile di 50-60
miliardi, puntando particolarmente sui giochi americani, con ben 370
slot machine e un Derby Mark VI (corse dei cavalli). Saint Vincent ha
ampliato gli spazi aprendo, accanto alle classiche sale da gioco, un
disco slot club, locale a ingresso gratuito che si rivolge ad un
pubblico più giovane offrendo slot machines all'americana, programmi TV
via satellite e una discoteca. |