"Le case da gioco"

 

CONSIDERAZIONI PRELIMINARI
(di Pierpaolo Romani)

In Italia, e in altre nazioni del mondo, il gioco e la scommessa sono in aumento e rappresentano un business economico sempre più importante, non solo per i gestori pubblici e privati, ma anche per l'erario statale. Molte le ragioni alla base di questa situazione, tra le quali troviamo innanzitutto il più stretto connubio che si è venuto a creare tra il gioco e un'industria del turismo sempre più internazionalizzata; lo sviluppo tecnologico (Internet); la molteplicità dei giochi offerti; l'aumentata disponibilità ed accessibilità dei luoghi in cui si può giocare. In particolare, per quanto riguarda le case da gioco, oggetto di questo studio, tra il 1986 ed il 1996, il numero degli stati del mondo in cui esse sono presenti è passato da 77 a 109.
Nei confronti del gioco d'azzardo, e dei casinò in particolare, in Italia si contrappongono da lungo tempo, con una certa radicalità, due opposti schieramenti: da una parte, quello che potremmo definire degli "oppositori", rappresentato, in particolare, dalle forze dell'ordine, dalla magistratura e da alcune forze politiche, soprattutto quelle di ispirazione cattolica e alcune di sinistra; dall'altra, quello composto dai "favorevoli", costituito da altre forze politiche (in particolare quelle schierate a destra), da alcune associazioni del settore e, infine, dagli appartenenti alla classe imprenditoriale. Per i membri del primo schieramento il casinò, più che un luogo di divertimento, rappresenta uno strumento funzionale al riciclaggio del denaro di provenienza illecita della criminalità organizzata, in particolare di quella mafiosa, e il gioco d'azzardo è ritenuto un'attività che produce un indotto, più o meno diretto, di situazioni illegali che possono minacciare seriamente la sicurezza e l'ordine pubblico, unitamente alla vita personale e familiare. Al contrario, i membri del secondo schieramento ritengono che l'apertura di nuovi casinò è motivata dalla sempre più elevata domanda di gioco degli Italiani e dalla possibilità di contribuire a sviluppare il turismo in determinati territori, a creare lavoro (e sviluppo) diretto e indotto, nonché a sottrarre capitali al settore del gioco clandestino.

Le case da gioco in Italia

L'articolo 721 c.p. definisce le case da gioco come "i luoghi di convegno destinati al giuoco d'azzardo, anche se privati, e anche se lo scopo del giuoco è sotto qualsiasi forma dissimulato".
L'istituzione e l'esercizio di case da gioco in Italia non sono disciplinati da una normativa di carattere generale. Un tentativo in tal senso fu compiuto con il r.d.l. 27 aprile 1924, n. 636 che, tuttavia, non fu mai convertito in legge; inoltre, una esplicita sollecitazione al legislatore in tal senso è stata fatta dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 152 del 1985.
Attualmente, esistono nel codice civile e penale, rispettivamente all'articolo 1933 (c.c.) e agli articoli da 718 a 722 (c.p.), specifiche disposizioni in materia di gioco e di gioco d'azzardo.

In Italia, attualmente, sono quattro le case da gioco esistenti: San Remo, Campione d'Italia, Venezia e Saint-Vincent. L'apertura e l'esercizio in territorio italiano di questi casinò è stata consentita, a partire dagli anni venti, da singole disposizioni di legge che, in deroga ai divieti posti dal codice penale, hanno di volta in volta riconosciuto a particolari organi amministrativi la facoltà di autorizzare l'apertura di case da gioco in singoli comuni. In particolare, l'art. 1 del r.d.l. 22 dicembre 1927, n. 2448, convertito in legge n. 3125 del 1928, recante provvedimenti a favore del comune di San Remo, dà facoltà al Ministero dell'Interno di autorizzare quel comune "ad adottare tutti i provvedimenti necessari per poter addivenire all'assestamento del proprio bilancio e all'esercizio delle opere pubbliche indilazionabili". In base a tale disposizione il Ministero dell'Interno, con successivi provvedimenti, ha autorizzato l'istituzione del Casinò di San Remo. Il r.d.l. 2 marzo 1933, n. 201, convertito in legge n. 205 del 1933, ha riconosciuto la competenza al Ministero dell'Interno ad adottare analoghi provvedimenti in favore del comune di Campione d'Italia. Il r.d.l. 16 luglio 1936, n. 1404, convertito in legge n. 62 del 1937 ha esteso le medesime disposizioni al comune di Venezia. L'istituzione della casa da gioco di Saint-Vincent ha seguito, invece, una diversa procedura: in attuazione del d.l. lgt. 7 luglio 1945, n. 545, con il quale era stata attribuita alla Val d'Aosta la competenza per "iniziative in materia turistica, di vigilanza alberghiera, di tutela del paesaggio e di vigilanza sulla conservazione delle antichità e delle opere artistiche", fu autorizzata l'istituzione della casa da gioco di Saint-Vincent con decreto del Presidente del Consiglio della Val d'Aosta del 3 aprile 1946.
La vicenda sollevò notevoli perplessità motivate essenzialmente dall'assenza, nel caso specifico, di una legislazione nazionale di deroga che, come avvenuto negli altri casi, consentisse l'istituzione della casa da gioco in questione. Il decreto del Presidente della Val d'Aosta, ritenuto in un primo tempo illegittimo per contrasto con gli articoli 718 e 720 del codice penale, fu successivamente oggetto dalla sentenza delle Sezioni Unite 7 dicembre 1963, n. 4, nella quale la Corte di Cassazione sottolineò come in diversi atti legislativi statali fossero ricorrenti i riferimenti alla casa da gioco di Saint Vincent, dai quali si sarebbe dedotto l'implicito riconoscimento, da parte del legislatore statale, della liceità dell'attività svolta da tale struttura. In particolare, la legge 29 luglio 1949, n. 486, relativa alla finanza regionale valdostana, secondo la Corte, riconosceva come entrata legittima della Regione i proventi della casa da gioco e, conseguentemente, autorizzava la prosecuzione dell'esercizio del casinò.

La Corte di Cassazione con sentenza 14 novembre 1964, n. 5 e il Tribunale di Roma, con sentenza del 16 gennaio 1966, si espressero negativamente sulla concessione dell'autorizzazione all'apertura e all'esercizio di una casa da gioco nella città di Taormina, rilevando come in questo caso non sussistesse alcuna norma di legge che autorizzasse, direttamente o implicitamente, la richiesta.

I casinò italiani. Gli incassi e le presenze

Tra il 1995 e il primo semestre 1999, nelle quattro case da gioco italiane, a fronte di una progressiva diminuzione del numero dei clienti, si è assistito ad un costante aumento degli incassi. Leader italiana, tra i primi posti in Europa, si conferma la casa da gioco valdostana di Saint Vincent, seguita da quelle di Campione, di Venezia e di San Remo.
Secondo il punto di vista degli esperti ed operatori del settore, la diminuzione della clientela avrebbe molteplici cause. La prima è da rintracciarsi nell'espansione dei giochi popolari (Superenalotto e Totoscommesse, in particolare), seguita dalla diffusione di slot machine e videopocker nei bar che, pur non potendo, distribuiscono vincite in denaro. Da non dimenticare la concorrenza dei casinò di frontiera (Francia, Svizzera, Slovenia), nonché l'inadeguatezza e l'insufficienza delle strutture attuali, che costringono gli ansiosi giocatori che si recano al casinò durante i fine settimana e le festività, a fare lunghe file, attese prolungate all'ingresso e a permanere in locali sovraffollati. Eventi particolari, come la crisi economica nazionale, di alcuni settori produttivi o grandi manifestazioni sportive (es. mondiali di calcio del '98) hanno contribuito alla diminuzione del numero di tessere staccate all'ingresso e delle puntate sui giochi. Ultima ragione, in ordine temporale, della diminuzione delle presenze nelle case da gioco è rappresentata dai cosiddetti casinò virtuali o cybercasino, il cui numero è attualmente impossibile quantificare con precisione. Disponendo di un personal computer, di un collegamento ad Internet e di una carta di credito è possibile puntare e scommettere su tavoli verdi della roulette o giocare con le slot machine on line, stando seduti comodamente a casa propria. Il gioco d'azzardo virtuale esiste da quando si è diffuso l'utilizzo di Internet. Per giocare è necessario compilare un apposito formulario con i propri dati personali e il numero della propria carta di credito; in cambio si riceve un login name, una password e il software necessario per effettuare le proprie scommesse come se si fosse all'interno di una casa da gioco. Secondo uno studio effettuato dalla società Datamonitor, il volume delle scommesse in rete dovrebbe raggiungere nel 2002 la considerevole somma di 8-10 miliardi di dollari, contro gli attuali 1,2, con utili pari a 3 miliardi. Questi dati hanno spinto le più importanti società di gestione di case da gioco americane a sostenere decisamente la messa al bando dei cybercasino, considerati pericolosissimi concorrenti, soprattutto negli Usa, dove si registra il più alto numero di navigatori in rete (14,5 milioni nel 1998 per un totale di scommesse pari a 681 milioni di dollari).

Il gioco d'azzardo in Internet consente di aggirare i divieti e gli obblighi imposti dalla normativa vigente e fornisce a chiunque la possibilità di scommettere anonimamente 24 ore su 24, stando comodamente seduti a casa propria o in ufficio. Questo consente ai giocatori non solo di eliminare alcuni costi (es. viaggi, pasti, bevande, ingressi), ma soprattutto di mantenere alto il livello della propria privacy, soddisfacendo un proprio desiderio senza sentirsi sottoposti al giudizio sociale negativo che accompagna notoriamente i frequentatori dei casinò. I cybercasino pongono, come del resto l'utilizzo della rete, una serie di nuovi problemi, tra i quali ricordiamo le recenti modalità di riciclaggio, inerenti i cosiddetti cyberpayments, l'uso incontrollato e inopportuno che può esserne fatto nei luoghi di lavoro e da parte dei minori, la possibilità di frode per i giocatori che, come già accaduto, non ricevono le somme vinte ovvero vengono derubati di cospicue somme di denaro mediante un utilizzo illegale delle loro carte di credito.
Leader dei casinò in Internet è l'Australia, paese nel quale le scommesse on-line sono regolamentate quasi ovunque. Le isole caraibiche ed altri paesi notoriamente conosciuti come paradisi fiscali, oltre che come bellezze naturali, hanno lanciato il gioco d'azzardo in rete, utilizzando società che hanno attratto migliaia di giocatori-navigatori della rete.

I casinò italiani: verso una "americanizzazione"

In generale, per attirare nuova clientela, i casinò del Bel Paese hanno puntato al miglioramento e alla diversificazione dei servizi, all'ampliamento degli spazi e, infine, all'introduzione di nuovi giochi, in particolare delle slot machines e dei giochi americani (Fair roulette, Black Jack, Caribbean poker), a fianco dei tradizionali giochi francesi (roulette francese, 30/40, chemin de fer). A Venezia, per esempio, nei pressi dell'aeroporto di Tessera, è stato recentemente aperto il "Venice Casino", definito come il primo casinò italiano all'americana. Costruito in soli cinque mesi (marzo - luglio 1999) e costato circa 20 miliardi di lire, la terza "filiale" della casa da gioco veneziana mira a raggiungere un utile di 50-60 miliardi, puntando particolarmente sui giochi americani, con ben 370 slot machine e un Derby Mark VI (corse dei cavalli). Saint Vincent ha ampliato gli spazi aprendo, accanto alle classiche sale da gioco, un disco slot club, locale a ingresso gratuito che si rivolge ad un pubblico più giovane offrendo slot machines all'americana, programmi TV via satellite e una discoteca.
Le slot machines e i nuovi giochi americani si sono dimostrati più redditizi di quelli tradizionali francesi, perché richiedono meno personale, espandono e modificano la clientela, sono competitivi con le altre forme di scommessa pubblica. Sono aumentati i clienti appartenenti alla fascia medio-bassa, costituita da giovani, pensionati (soprattutto donne) e turisti, che giocano per divertimento, soprattutto nei fine settimana, puntando piccole somme su giochi veloci che non richiedono particolari abilità, come ad esempio le slot machines.
Le ricerche di mercato nel settore del gioco d'azzardo, hanno evidenziato come le recenti variazioni riguardanti la riduzione del costo d'entrata, il prolungamento dell'orario di apertura, l'abbassamento dell'età d'accesso (16 anni al Venice Casino, per esempio) l'assenza, in alcuni casi, della richiesta di indossare un particolare abbigliamento e, infine, l'offerta di nuovi servizi oltre al gioco (ristoranti, spettacoli, ecc.) abbiano spinto molte persone a considerare il casinò come un luogo di divertimento alternativo ad altri più comuni (es. la discoteca, il cinema), con in più la possibilità di vincere un bel po' di soldi. Le modifiche di cui si è detto, non hanno comunque ridotto l'attenzione nei confronti dei giocatori di medio-alto livello, per i quali si organizzano e si offrono viaggi aerei e soggiorni di prima categoria, nonché spazi appositamente riservati per le scommesse.