MAFIE STRANIERE IN ITALIA
a cura di Temi
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PREMESSA Il volume scritto da Enzo Ciconte è la nuova ricerca edita dal Centro Studi TEMI, il Centro di ricerche sulla criminalità nell'economia, promosso dalla Confesercenti e segue altri lavori che hanno suscitato un largo interesse non solo fra gli addetti ai lavori. Confesercenti, infatti, già da molti anni ha unito all'impegno concreto nella società e nelle istituzioni anche quello della ricerca storica e sociologica sulla criminalità, in particolare su quella organizzata e mafiosa, nella convinzione che per affrontare adeguatamente questi fenomeni occorre innanzitutto partire da una loro puntuale e corretta conoscenza. PERCHÉ QUESTO TESTO Il corposo lavoro svolto da Enzo Ciconte, come si evince sin dal titolo dell'opera, nasce dall'esigenza di tentare di capire in modo organico e temporalmente definito, l'evoluzione della presenza criminale straniera nel nostro Paese e la tipologia di rapporti esistenti tra quest'ultima e le mafie italiane. Il fenomeno esaminato è particolarmente complesso ed è caratterizzato da un elevato livello di dinamicità per cui risulta difficile fissare con certezza alcune conclusioni. L'Autore, dunque, ha cercato di leggere e di interpretare attentamente alcune dinamiche criminali e la natura dei soggetti in esse coinvolte. A tal fine, lo studio - per la cui realizzazione sono stati consultati numerosi atti giudiziari, atti parlamentari, rapporti investigativi, materiale giornalistico e saggi di letteratura scientifica - è suddiviso in tre parti, in ognuna delle quali Ciconte, per sostenere le sue tesi, fa riferimento a casi ed episodi precisi verificatisi in diverse città italiane e straniere. I CONTENUTI DEL TESTO L'entrata delle mafie italiane nel traffico di droga Ciconte inizia ricostruendo in modo molto articolato la storia dell'entrata della mafie italiane, in primis Cosa nostra, nel traffico di droga ed i cambiamenti che questa situazione ha determinato nella struttura e nel modo di agire delle organizzazioni criminali. La droga ha scatenato guerre sanguinose tra le varie famiglie mafiose, ognuna delle quali era intenta ad accaparrarsi fette consistenti di questo mercato che permetteva - e permette - di arricchirsi ingentemente e rapidamente. E la droga, come illustra l'Autore - così come il contrabbando di sigarette in precedenza - contribuisce significativamente a creare dei legami tra le mafie italiane ed altre organizzazioni criminali straniere, primi fra tutti i clan corsi, marsigliesi, Cosa nostra americana, la mafia turca e i cartelli colombiani. I cambiamenti degli anni novanta Sino alla fine degli anni '80 i criminali stranieri non hanno mai avuto basi stabili in Italia e non hanno mai soggiornato per lunghi periodi di tempo nel nostro Paese. Nel passaggio tra la prima e la seconda parte del volume, Ciconte rileva che i mutamenti intervenuti negli anni che stanno a cavallo tra la fine del Novecento e l'alba del nuovo millennio "hanno prodotto ristrutturazioni di mercati criminali, riorganizzazioni di strutture illegali e formazione di reti delinquenziali come mai in precedenza era successo nella lunga storia del crimine internazionale". La criminalità organizzata agisce a livello globale. La svolta avviene nei primi anni novanta del secolo appena trascorso, quando importanti avvenimenti internazionali - primo fra tutti la caduta del muro di Berlino e il conseguente disfacimento del sistema sovietico oltre che l'aumento delle guerre, della povertà e delle persecuzioni nel mondo - hanno ridisegnato non soltanto la geografica territoriale e politica di molte nazioni e di alcuni continenti, ma altresì la geografia dei mercati criminali. Accanto ai tradizionali traffici illeciti - contrabbando di sigarette, traffico di droga, di preziosi, di armi - è sorto un altro tipo di mercato criminale: quello del traffico e della tratta di esseri umani. Migliaia di persone - tra le 700.000 e i 4 milioni ogni anno secondo il Dipartimento di stato americano - lasciano il loro paese, o sono costretti a lasciarlo, per cercare migliore fortuna nell'opulento occidente. Le direttrici dei flussi migratori non sono più soltanto quelle sud - nord ma altresì quelle est - ovest. Chi trasporta questi disperati sono organizzazioni criminali strutturate, che ai massimi livelli agiscono con modalità di tipo mafioso. Queste organizzazioni, che si avvalgono di altre strutture criminali minori, procurano ai migranti documentazione falsa, li introducono nei paesi di destinazione e, con sempre maggiore frequenza, li sfruttano come prostitute, accattoni, lavoratori in nero riducendoli in uno stato di schiavitù. Il traffico degli esseri umani è sempre più integrato con il traffico di stupefacenti e questo, secondo Ciconte, testimonia che vecchi e nuovi mercati criminali si sono sovrapposti sia per le rotte seguite sia per i soggetti che ne sono stati, e ne sono, i principali protagonisti. La situazione degli sbarchi in Italia In queste settimane i ripetuti sbarchi avvenuti prevalentemente sull'isola di Lampedusa hanno riportato d'attualità il tema dell'immigrazione clandestina. Ciconte affronta il tema evidenziando come negli ultimi anni gli sbarchi di immigrati clandestini, a causa dell'azione di contrasto delle forze dell'ordine, si siano spostati dalle coste pugliesi a quelle calabresi e quindi a quelle siciliane e si chiede, in particolare, se siano ipotizzabili degli accordi tra la 'Ndrangheta e la mafia turca. L'Autore fa notare come siano state rilevate delle "strane" coincidenze tra lo svuotamento dei centri di accoglienza esistenti nella zona di Crotone e l'arrivo di nuovi disperati, soprattutto curdi. E' probabile, secondo Ciconte, che vecchi e consolidati rapporti criminali esistenti tra 'Ndrangheta e mafia turca in materia di narcotraffico siano alla base di nuovi accordi in tema di immigrazione clandestina. In base a queste intese la 'Ndrangheta consentirebbe lo sbarco di clandestini in cambio di forniture di droga. Le mafie straniere in Italia Lo scenario criminale attuale è popolato, secondo l'Autore, da una miriade di soggetti che possono essere classificati in due grandi categorie: le organizzazioni dominanti (le mafie) e le organizzazioni serventi. Il testo induce a pensare che le mafie agiscono come imprese che diversificano i loro investimenti e cambiano strategie a seconda dei mutamenti dello scenario locale e globale, dell'azione di contrasto, dei nuovi accordi intervenuti con altre compagini criminali. Ciconte sostiene che la presenza mafiosa in Italia è geograficamente divisibile in due grandi aree: quella del Mezzogiorno dove storicamente operano le mafie italiane, quella del centro-nord, in cui le mafie nostrane coabitano, convivono, cooperano con quelle straniere. Queste ultime occupano gli spazi lasciati liberi dalle prime. Secondo l'Autore due sono le categorie in cui si possono raggruppare le mafie straniere presenti in Italia: le mafie stanziali e le mafie di transito e d'affari. Le mafie stanziali Sono rappresentate dalla mafia albanese, cinese e nigeriana. Queste organizzazioni criminali si sono stabilite in Italia e sono dedite al traffico di droga, alla prostituzione, al traffico di persone e, i cinesi, allo sfruttamento della manodopera di connazionali. Tra queste organizzazioni criminali, gli albanesi sono coinvolti anche nel compimento di reati di tipo predatorio ed è per questo che sono percepiti come soggetti socialmente violenti e molto pericolosi. Gli albanesi, inoltre, detengono il monopolio della prostituzione di strada e gestiscono ragazze anche di altre nazionalità. Essi inoltre, nell'ambito del traffico di stupefacenti, hanno promosso rapporti di collaborazione con i turchi (eroina) e i colombiani (cocaina). I nigeriani presenti in territorio italiano sono dediti al traffico di droga e gestiscono la prostituzione di giovani ragazze della loro stessa nazionalità. Per lo spaccio della droga i nigeriani si avvalgono di persone di altra nazionalità, in particolare marocchini, tunisini, algerini e persone dell'est Europa, ad ognuna delle quali affidano un piccolo quantitativo di merce da consegnare. La prostituzione nigeriana è gestita dalle maman, donne che molto spesso sono divenute sfruttatrici dopo essere state sfruttate. Le vittime della tratta sono reclutate mediante riti magico-tribali-religiosi (riti Juju o voodoo), sono costrette a vivere in una condizione di schiavitù e, una volta pagato il debito contratto con l'organizzazione criminale, vengono liberate. Cosa che non accade con gli albanesi, i cui sfruttatori sono esclusivamente uomini che fanno un uso particolarmente cruento della violenza sulle loro vittime, considerate vere e proprie merci da sfruttare, vendere e comprare. Un fatto importante, riportato da Ciconte, è il rapporto tra mafiosi nigeriani e camorristi nell'area di Caserta. Gli africani pagano l'affitto del suolo sul quale le giovani ragazze sono costrette a prostituirsi; queste ultime, inoltre, devono fare da sentinelle per controllare e avvisare della presenza delle forze dell'ordine nella zona. I cinesi, invece, in specifiche realtà territoriali, come ad esempio il quartiere Esquilino di Roma o la zona di Prato in Toscana, hanno creato attività economiche al cui interno, in diversi casi, viene impiegata manodopera ridotta in uno stato di schiavitù. Il fatto di produrre a prezzi molto ridotti e in tempi rapidi ha permesso loro di instaurare rapporti d'affari con imprenditori italiani senza scrupoli i quali, in nome del profitto ingente e rapido e a dispetto delle regole della libera concorrenza, acquistano i manufatti (pelletterie, tessuti e capi di abbigliamento, prodotti di erboristeria, giocattoli) realizzati dai cinesi per rivenderli sui mercati a prezzi elevati. Le mafie di transito e d'affari Sono rappresentate dalla mafia turca, colombiana e russa. Ciconte le definisce in questo modo in quanto esse non sono caratterizzate da insediamenti permanenti e stabili nella penisola italiana. In Italia, le tre organizzazioni citate sono dedite al traffico di droga e al riciclaggio del denaro sporco; i loro membri sono persone dedite al business criminale, che mantengono i rapporti con la madrepatria all'interno della quale, utilizzando pratiche corruttive, hanno instaurato rapporti con esponenti del potere politico e finanziario. A differenza delle mafie stanziali, quelle di transito e d'affari non sono recepite come pericolose dall'opinione pubblica. Esse infatti non risultano coinvolte, diversamente dalle prime, in reati di tipo predatorio. La mafia fortemente presente sulla riviera romagnola è destinata a diventare stanziale. CARATTERISTICHE COMUNI TRA LE VARIE ORGANIZZAZIONI MAFIOSE ITALIANE E STRANIERE L'importanza del testo scritto da Enzo Ciconte è sicuramente quella di aiutare il lettore ad individuare alcune situazioni che storicamente si sono ripetute - e si ripetono - quando si affrontano i fenomeni criminali di natura mafiosa. Infatti, come per le mafie italiane anche per le mafie straniere presenti nel nostro Paese si è assistito ad una sottovalutazione iniziale del fenomeno, dovuta in particolare alla mancanza di conoscenze specifiche sulla nuova realtà criminale. Ciconte riporta brani contenuti in atti giudiziari, investigativi e parlamentari in cui si possono rilevare non solo perplessità sull'attribuzione del termine mafia a situazioni criminali nelle quali sono coinvolti personaggi stranieri, ma anche palesi contraddizioni tra quanto scritto e quello che la realtà criminale quotidiana evidenzia. Indagare sulle mafie straniere non è certamente cosa semplice e facile. Occorre infatti fare i conti con problemi legati alla comprensione della lingua, alla certezza della identità e veridicità dei documenti, visto che in alcuni paesi dai quali i nuovi schiavi e i criminali stranieri provengono gli uffici anagrafe, là dove esistevano, sono in fase di ricostruzione dopo essere stati distrutti dai conflitti, come nel caso dei Balcani. A tutto questo vanno aggiunte le scarse conoscenze iniziali in materia di cultura, usi e costumi dei paesi di origine delle vittime della tratta e dei trafficanti. Leggendo il testo si rimane colpiti da come le mafie straniere abbiano mutuato, di fatto, il modello della 'Ndrangheta calabrese sia nella fase costitutiva sia in quella d'azione. Sono infatti i rapporti famigliari, i riti di affiliazione, la simbologia, il rapporto con il potere i tratti principali che accomunano mafie italiane e straniere. E in queste ultime, colpisce l'intreccio funzionale che esiste tra la famiglia e l'etnia, considerate elementi in grado di garantire fiducia, omertà, segretezza ed efficienza all'azione criminale. Anche la creazione e la ricerca del consenso sociale determinata dalla capacità di produrre e distribuire reddito, seppur di natura illecita, fanno venire in mente un parallelo tra le mafie autoctone e quelle straniere. A questo proposito colpisce la complicità degli italiani, non solo mafiosi, nel favorire la presenza e nel contribuire allo sviluppo delle mafie straniere nella nostra penisola. Come abbiamo visto vi sono imprenditori che acquistano manufatti realizzati da schiavi, che non pagano le imposte sugli acquisti della merce e le tasse sui profitti; alcuni titolari di locali di intrattenimento sono in realtà gestori di bordelli in cui molte ragazze straniere, in particolare dell'Europa dell'est, spesso private dei documenti, sono costrette ad esercitare la prostituzione; stimati professionisti, commercialisti e avvocati sicuramente offrono il loro contributo in cambio di laute parcelle per creare false società, per accendere conti correnti in banche italiane e straniere al fine di riciclare denaro sporco. Un aspetto inquietante, quest'ultimo, perché testimonia come anche alcune mafie straniere, in particolare quella russa di cui Ciconte racconta la sua infiltrazione nel processo di privatizzazioni avviato dal governo sovietico, similmente a quelle italiane, tendano a infiltrarsi nel tessuto economico, privilegiando il fare affari all'utilizzo della violenza. LE CONCLUSIONI DELLO STUDIO Ribadendo la difficoltà di fissare delle precise conclusioni su fenomeni molto articolati e complessi, Ciconte presuppone che l'evoluzione del mondo criminale sarà caratterizzata dalla formazione di cartelli criminali interetnici e da reti di accordi criminali, in cui sono coinvolti soggetti di diverse nazionalità. La criminalità mafiosa quindi ha assunto un carattere transnazionale e il suo terreno d'azione si è ampliato da una dimensione locale ad una globale. Ciconte inoltre si chiede sino a quando durerà l'equilibrio tra mafie italiane e straniere presenti nel nostro Paese, equilibrio fondato su i rapporti di convivenza e rapporti d'affari. Probabilmente, questa situazione durerà sino a che vi saranno ragioni di convenienza reciproca; la violenza, come insegna anche la storia recente di Cosa nostra, non sarà un elemento particolarmente utilizzato per regolare gli accordi e i patti stabiliti. IMMIGRATI REGOLARI IN ITALIA
Le comunità di lavoratori più rappresentate secondo l'Inps INGRESSI CLANDESTINI IN ITALIA
*Gennaio-Giugno **Provenienti dal Canale si Suez ***Provenienti dalla Turchia Elaborazione Centro Studi TEMI su dati Ministero dell'Interno DUE ANNI DI SBARCHI……a confronto
LA NAZIONALITA' DEGLI IMMIGRATI IRREGOLARI
Distribuzione geografica delle pmi non italiane
Totale Italia………………...........................…………….. 55.651
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