IL GIOCO D'AZZARDO
a cura di Temi
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Il denaro speso dagli italiani per il gioco d'azzardo, scommesse e lotterie legali è di circa 35 mila miliardi l’anno, una cifra che in quattro anni si è triplicata, cui è da aggiungere il giro d’affari, enorme, delle scommesse clandestine, controllata dalla criminalità organizzata. Il fenomeno insomma è imponente ed in enorme crescita. Nessuna fascia sociale ne è immune, visto che, anche solo occasionalmente, tre italiani su quattro giocano a Totocalcio o al superenalotto. Ogni famiglia italiana arriva a spendere oltre un milione e ottocentomila lire l’anno per il gioco. A questo bisogna aggiungere il fenomeno delle macchinette videopoker, che negli ultimi mesi è stato al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, e soprattutto dell’autorità giudiziaria, dopo che alcuni episodi avevano rivelato la realtà di un meccanismo truffaldino. Si tratta di quelle macchinette che si trovano in migliaia di locali e di bar in tutta Italia, con le quali si può giocare a poker, e che può rivelarsi una vera e propria macchina “mangiasoldi”, se non una vera truffa, quando si scopre che il meccanismo che fa funzionare il videogame, che di questo si tratta, è modificato in maniera tale da far sempre perdere il giocatore. Peraltro, almeno in alcune zone d’Italia, le indagini della magistratura e dell’autorità giudiziaria hanno rivelato che a controllare il traffico delle macchinette videpoker era la criminalità organizzata. E questo anche perché i debiti che la perdita al gioco, in questo caso la macchinetta nei bar sotto casa, in molti casi sono pagati facendo ricorso al prestito, che in questo ambiente non può che essere usurario. Insomma l’esempio del videopoker non fa che evidenziare la stretta connessione che esiste tra il giuoco d’azzardo, quello clandestino naturalmente, e la criminalità organizzata, e significa non solo possibilità di guadagno illecito, ma anche riciclaggio di denaro sporco. Il procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna, più volte si è soffermato sul problema, sostenendo che “il gioco d’azzardo, da chiunque sia gestito, non è una attività conforme al principio di utilità sociale. La Costituzione italiana infatti - ha spiegato Vigna - stabilisce che l’iniziativa economica privata, come quella dello Stato, è libera ma non deve essere in contrasto con l’utilità sociale. Insomma l’aumento di giochi, lotterie e scommesse, sta trasformando il rischio irrazionale in un valore”. Ma gli italiani, sul gioco d’azzardo sembrano avere le idee chiare, e sono convinti che non è il videopoker, o giochi simili, a simboleggiare l’azzardo, ma il casinò. Secondo una ricerca dell’istituto Cirm infatti, il 43 per cento degli intervistati associano l’azzardo con la roulette, mentre solo il 7,5 per cento pensa che giocare a videopoker possa essere un gioco d’azzardo. Gli italiani insomma sono legati alla visione classica del gioco d’azzardo, che è quella della puntata alla roulette, o al black jack, in ambienti adatti, frequentati da clienti danarosi, dove si perde molto ma dove si può anche guadagnare molto, e questo è sicuramente vero per chi gestisce un casinò. Proprio partendo da questa certezza, sono molti i comuni che hanno da tempo chiesto l’autorizzazione ad aprire casinò nella propria città. Tra i primi sicuramente Taormina, che ha fatto anche un sorta di rivincita del meridione, visto che tutti e quattro i casinò italiani si trovano al nord del Paese. E la provocazione del comune di Taormina si è spinta fino ad aprire, per qualche settimana, due case da gioco, a Villa Mon repos, sede del casinò negli anni sessanta, e al centro della città. Ma si è giocato senza soldi, per rispetto della legge che lo vieta: ai vincitori sono andato solo premi. E anche sull’apertura di nuovi casinò in Italia il procuratore Vigna è contrario, e avverte che si tratta di uno dei principali canali di riciclaggio di denaro sporco: “i trafficanti acquistano fiches con denaro contante per poi cambiarli con assegni puliti emessi dal casinò”. E non solo il procuratore Vigna a vedere il lato negativo del giuoco d’azzardo, dato che per il 44,5 per cento italiani giocare è associato al vizio, e solo il 33 per cento pensa al divertimento. Dato questo in contrasto con quanto risulta, sempre dal sondaggio della Cirm, sulle motivazioni del gioco: Il 65 per cento proprio per divertimento, e solo il 19,5 per cento pensa al guadagno come molla del gioco. Insomma si gioca per divertirsi, ma c'è anche chi si ammala, di gioco, ed ecco allora il “giocodipendente”, vittima esattamente come chi lo è dell’alcol o della droga. Per almeno 150 mila italiani, e secondo altre stime addirittura 700 mila, il gioco è a rischio di patologia, analogo alla dipendenza da stupefacenti, con forti riflessi nella vita quotidiana, e che porta all’annientamento degli sforzi personali, delle relazioni familiari e della vita professionale. Il gioco d’azzardo, o “gap”, in passato era considerato un vizio, ma ora è classificato dal Manuale delle malattie mentali come disturbo psichiatrico, che potrebbe anche essere dovuto ad una predisposizione individuale su base genetica. Il giocatore patologico, secondo gli studiosi, non vuole essere curato, non gioca per arricchirsi, ma per sfuggire al potere del denaro, e quasi si augura di perdere perché così potrà giocare di nuovo: una sorta di “suicidio vicario”. Si è arrivati a istituire un numero verde, “Sos Azzardo” per aiutare chi è in difficoltà. C'è infine la nuova frontiera, il “new game”, parafrasando la “new economy”, e cioé il gioco d’azzardo del futuro, che è ovviamente legato ad Internet. Negli Stati Uniti il Senato nel 1998 ha approvato una legge che proibisce i siti dedicati al gioco d’azzardo, ma non in Europa, che è diventata la patria di tali iniziative, un vero e proprio ''cyberparadiso'', per chi vuole giocare d’azzardo comodamente seduto in casa propria. Secondo la società Data Monitor, il mercato mondiale dei giochi d’azzardo online è passato dai mille miliardi di lire nel 1998, ai 4 mila miliardi nel 2000. E secondo la Christiansen-Cummings, nel mondo circolano sui web più di 40 milioni di potenziali giocatori, che ogni volta che visitano un casinò virtuale, perdono una media di 300 mila lire: un giro d’affari che rischia di arrivare ai 14 mila miliardi di lire nel prossimo anno. Ancora poco, forse, ma in rapida crescita: che sia del tutto inutile continuare a proibire la nascita di nuovi casinò per arginare il fenomeno del gioco d’azzardo? |
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