IL CONTRABBANDO
a cura di Temi

PREMESSA
Un giro d’affari complessivo che ammonta, in Italia, ad una cifra stimata tra i 4.000 e i 7.000 miliardi di lire, , migliaia di persone coinvolte in tutta Europa e nel mondo: il contrabbando, in particolare delle sigarette, è una realtà criminale di primissimo ordine.

Le ordinazioni viaggiano da una parte all’altra del mondo, rimbalzano tra gli Stati Uniti e l’Europa, approdano in Montenegro dove una ‘cupola’ mafiosa gestisce il contrabbando, provvede a raccogliere le casse di sigarette e le fornisce alle proprie squadre. Un quadro del genere è delineato in quasi tutti i rapporti di investigatori ed inquirenti che indagano sul traffico di sigarette. E non solo sigarette sono le merci che vengono contrabbandate: sono stati scoperti traffici di generi alimentari, di medicinali, di prodotti elettronici.

Secondo la comunità europea il danno ammonta a centinaia di milioni di Ecu l’anno, con elevatissima capacità di interferire nei processi economici di un Paese, tanto che il comandante generale della Guardia di Finanza, gen. Rolando Mosca Moschini, ha sottolineato che il fenomeno “è in grado di condizionare l’attuale processo di integrazione europea”.

Ed oltre al danno economico che il contrabbando provoca per il fisco, e per i commercianti onesti che invece pagano tutte le imposte richieste, ed osservano i regolamenti e le leggi in materia commerciale, esiste anche un rischio-salute per i cittadini che potrebbero acquistare prodotti alimentari introdotti in Italia di contrabbando, e che quindi non sono stati sottoposti ai controlli medici e sanitari che il nostro ordinamento prevede.

IL REATO COME È PUNITO
Il codice penale in vigore non prevede un articolo specifico dedicato al reato di contrabbando, ma fa riferimento ad un testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, approvato nel gennaio 1973. Sono diversi articoli che puniscono le varie ipotesi di contrabbando: nel movimento delle merci attraverso i confini di terra e gli spazi doganali (art. 282); nel movimento delle merci nei laghi di confine (art. 283): nel movimento marittimo delle merci (art. 284); nel movimento delle merci per via aerea (art. 285); nelle zone extradoganali (art. 286); per indebito uso di merci importate con agevolazioni doganali (art. 287); nei depositi doganali (art. 288); nel cabotaggio e nella circolazione (art. 289); nella esportazione di merci ammesse a restituzione di diritti (art. 290); nella importazione o esportazione temporanea (art. 291); sottrazione di merce al pagamento dei diritti di confine dovuti (art. 292); mancato o incompleto accertamento dell’oggetto del reato (art. 294); uso di mezzi di trasporto appartenenti a persone estranea al reato per commettere il contrabbando (art. 295, comma 1); recidiva di contrabbando (art. 296).

Sono poi stati approvati, a cominciare dal 1992, una serie di provvedimenti legislativi che tendono ad aumentare la multa, che di questa pena amministrativa si tratta, in relazione alla quantità di merce sequestrata. In realtà, come ha sottolineato più volte anche la Guardia di Finanza, la procedura della definizione del reato per via amministrativa è risultata di efficacia pressoché nulla. Si giunge alla definizione del contesto solo nel 6 per cento dei casi, e questo per due ragioni: difficoltà di reperimento dei soggetti, che nella maggior parte dei casi sono extracomunitari; e per il disinteresse dei soggetti che preferiscono affrontare il processo penale.

Esistono diverse proposte di legge per introdurre lo specifico reato di contrabbando di tabacco lavorato estero, con una previsione di reclusione fino a sei anni di carcere, ma soprattutto sono tanti gli inviti ad utilizzare gli stessi strumenti previsti nella lotta alla criminalità organizzata, a cominciare dall’ipotizzare il reato di associazione mafiosa, 416 bis, per i contrabbandieri. E il procuratore nazionale antimafia, Piero Luigi Vigna, ha più volta proposto che il contrabbando diventi reato di competenza delle direzione nazionale antimafia, che così potrebbe coordinare le indagini nelle 26 direzioni distrettuali antimafia.

LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
L’attività di contrabbando ha oggi i connotati che la caratterizzano come attività integrata pienamente con le più temibili organizzazioni criminali e quindi anche con gli altri traffici illeciti che vanno dalla droga alle armi, dall’immigrazione clandestina alla prostituzione, al traffico di auto rubate, e si collegano ormai solidamente con l’esercizio dell’usura e con il riciclaggio di denaro sporco.

Il salto di qualità più rilevante del sistema di contrabbando è sicuramente collegato con le vicende dell’area balcanica nell’ultimo decennio. Il disfacimento della federazione jugoslava, il crollo del regime albanese, la guerra nel Kossovo, hanno annientato il sistema economico sul quale quell’area si reggeva, hanno distrutto le risorse produttive, hanno provocato sconvolgimenti sociali e politici e sofferenze indicibili a quelle popolazioni. In quel caos, in quelle situazioni disperate, hanno trovato spazio per crescere ed affermarsi sacche di criminalità, spesso collegate ad organizzazioni criminali nate altrove, per esempio in Italia. E l’inaridimento delle risorse preesistenti ha attribuito ai proventi della criminalità un ruolo economico assai rilevante, sicché ora essi possono sembrare ad alcuni irrinunciabili. Si è creato un circolo vizioso di forte pericolosità, per il quale l’economia criminale prospera la’ dove langue l’economia legale, ma l’economia legale non potrà mai svilupparsi là dove è forte quella criminale.

Nei confronti del contrabbando permangono segmenti di diffusa tolleranza, residui della simpatia popolare che ha circondato, in tempi oramai lontani, la figura del contrabbandiere e quella dei poveri diavoli che dal banchetto di sigaretta in vendita nei vicoli delle città del Sud, traevano le poche risorse di sopravvivenza. Oggi il banchetto è diventato una postazione di controllo del territorio da parte delle cosche, presidiata da affiliati muniti di cellulare e incaricati di segnalare ogni movimento pericoloso delle forze dell’ordine o delle cosche rivali. Non esiste più nulla del folclore accattivante che cinema e letteratura del dopoguerra hanno felicemente rappresentato, e l’omertà, la protezione popolare di cui il contrabbando ancora in qualche misura gode in alcune situazioni ambientali, più che da una solidarietà di vincolo o di quartiere, scaturisce dalla paura delle rappresaglie e dalla consapevolezza dell’efficienza della macchina criminale. E attualmente le organizzazioni di contrabbandieri utilizzano sofisticatissimi strumenti elettronici, anche dei radar per il controllo del territorio, e motoscafi velocissimi e costosissimi, per trasportare le sigarette di contrabbando, e non esitano, anche con i purtroppo famosi “mostri” blindati, a uccidere chiunque cerchi di bloccare i loro convogli.

I RISCHI SANITARI
All’inizio del 1998, la Guardia di Finanza di Trieste, al termine di una inchiesta avviata all’inizio del 1996, ha scoperto un traffico di carni bovine provenienti da diversi paesi dell’est europeo. Carni che sarebbero state poi vendute in quasi tutte le regioni italiane. Alla magistratura sono state segnalate sessanta persone, con l’ipotesi di reato di contrabbando doganale, frode e falsificazione di atti. Le persone coinvolte nell’inchiesta hanno evaso, secondo le Fiamme Gialle, una parte dei dazi di importazione per un valore di oltre un miliardo e mezzo di lire, e contrabbandate sarebbero stati 1.775 bovini vivi, pari a oltre 675 tonnellate di carne. I bovini venivano dalla Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca al confine tra Slovenia e Italia accompagnati da documenti falsi che attestavano l’avvenuto carico in Croazia, che beneficia di sconti sui dazi. A Torino si è svolto un processo contro circa 15 macellai che vendevano carne garantendo che fosse rigorosamente proveniente da allevamenti italiani, ed invece arrivava dall’estero, per lo più dalla Francia. Il tutto è stato scoperto nell’ambito dei controlli per evitare la vendita di carne affetta dal morbo detto della “mucca pazza”. Nell’inchiesta sono stati coinvolti decine di allevatori e di veterinari accusati di falsi e irregolarità. E ancora, sempre in tema di importazione clandestina di carne, nel 1998 i carabinieri del Nas di Taranto hanno sequestrato 200 chili di carne ovina proveniente da allevamenti inglesi, e sprovvisti delle necessarie certificazioni sanitarie.

Quello sanitario è uno dei principali problemi posti dal contrabbando di merci commestibili.

La paura di essere infettati dal morbo della “mucca pazza” ha infatti aumentato i controlli veterinari sulle carni importate, ma quante altre merci alimentari sono soggette agli stessi controlli, e quanti sfuggono, a cominciare dai prodotti lattiero-caseari. Ed anche le sigarette vendute di contrabbando nascondo il rischio sanitario: il fumo fa male, ma fumare sigarette di contrabbando fa male di più. Le sigarette di contrabbando sono sicuramente più nocive di quelle vendute regolarmente, dato che non rispettano i limiti imposti dalle leggi italiane ed europee, e sono “altamente rischiose” per la salute, visto che hanno un effetto dannoso circa tre volte superiore a quello provocato dalle sigarette vendute dal monopolio di stato. Sempre secondo i militari della Guardia di Finanza le sigarette di contrabbando vengono prodotte in paesi dell’ex europeo (Macedonia, Polonia ed Albania) utilizzando tabacchi e materiali scadenti, senza osservare i valori di tolleranza stabiliti per legge, né norme igieniche. Il contenuto di catrame, il condensato, il residuo più dannoso del fumo, è fissato per legge in 15 milligrammi per sigaretta, mentre in quelle di contrabbando arriva fino a 35 milligrammi.

LE MERCI CONTRABBANDATE
I tabacchi lavorati esteri restano le principali merci contrabbandate, ma in Europa, ed in particolare in Italia, si contrabbanda di tutto, dagli animali vivi, ai prodotti lattiero-caseari, allo zucchero, alle carni bovine e suine, addirittura le banane.

Secondo la Commissione Europea, nel periodo 1990/1995, il 48 per cento delle irregolarità nel settore del transito comunitario riguardava le sigarette, ma per il 15 per cento i prodotti lattiero-caseari, l’8 per cento le carni bovine e suine, e il 4 per cento lo zucchero, come le banane.

Il contrabbando di sigarette
L’opinione pubblica continua a considerare il mercato nero delle sigarette, con benevolenza e tolleranza, come una sorta di ‘rimedio’, ai limiti della legalità, alla disoccupazione e alla povertà cronica di larghi strati della popolazione in alcune zone del paese, per lo più al sud. Una forma ‘alternativa’ di sostentamento, per evitare di ‘’andare a rubare sul serio’’. Insomma, per molti si tratta solo di un altro aspetto dell’italiano che si arrangia, ma che in realtà non fa male a nessuno, anzi, aiuta una certa povera economia di basso livello. E poi, chi vuole pagare le tasse, su di un genere popolare poi come le sigarette ?

Da qui una certa tolleranza, del fenomeno, ed una sua accettazione come una sorta di piccola industria. Tanto tollerata e accettata che pochi anni fa l’allora ministro delle Finanze Rino Formica, forse provocatoriamente ma non troppo, propose di assumere gli stessi contrabbandieri nei Monopoli di Stato. Insomma non si trattava di criminali che compivano un reato, ma cittadini da aiutare

In realtà l’accettazione sociale del fenomeno, nasconde la realtà criminale della organizzazione che gestisce il mercato nero del tabacco. Camorra, Cosa Nostra, ’Ndrangheta e Sacra Corona Unita hanno sempre controllato i canali del contrabbando di sigarette, e gli accordi internazionali, e gli stessi canali, sono stati poi utilizzati per il traffico internazionale di stupefacenti, senza peraltro abbandonare le sigarette.

Il contrabbando di sigarette è un fenomeno di dimensioni europee, (in Spagna e in Portogallo il 55 per cento dei consumatori fuma sigarette di contrabbando, in Germania e nel Benelux il 10 per cento e in Francia il 3 per cento) e costituisce una frode di livello comunitario: secondo una recente stima della Commissione Europea, produce un danno di circa 400 milioni di ECU all’anno.

Il contrabbando di sigarette continua a restare di elevato livello, anche per retaggi storici, in Italia e in Spagna, anche se comincia ad apparire importante in Francia, Germania e Regno Unito. Attraverso processi di razionalizzazione, ormai il contrabbando delle sigarette ha un aspetto internazionale con connotazioni di una vera e propria “impresa multinazionale”, abbandonando i vecchi stereotipi del contrabbando tradizionale.

Si tratta di grandi partite trasferite da una parte all’altra del continente, e da paesi più lontani, utilizzando tutti i mezzi di trasporto (aerei, navi, treni, TIR). La stessa partita può essere oggetto di 4-5 spedizioni da una parte all’altra dell’Europa, prima di essere introdotta nel mercato clandestino.

L'organizzazione usa numerosissime società come sistema di interposizione, per creare uno schermo di protezione all’attività degli organi investigativi. Si tratta di società fittizie, di comodo o di ‘casella’ (cioè solo una casella postale), con sedi in ogni parte del mondo, da Panama a Cipro, alla Macedonia, dal Marocco alla Svizzera.

La provenienza effettiva della quasi totalità dei tabacchi continua ad essere la Svizzera, visto che la maggior parte delle spedizioni trae origini dai porti franchi di Buchs, Basilea e St. Margarethen. In Belgio e in Olanda giungono anche tabacchi direttamente dagli Stati Uniti.

Per quanto riguarda l’Italia, il contrabbando di sigarette è controllato da organizzazioni internazionali dotate di ampie disponibilità economiche e di adeguate strutture operative, impiegate indifferentemente per l’attuazione tanto del traffico di sigarette quanto per quello degli stupefacenti.

In passato era ampiamente diffuso l’impiego delle cosiddette ‘Navi-madri’ solite posizionarsi al di fuori delle acque territoriali nazionali e le casse di sigarette venivano trasbordati su motoscafi per il trasporto sulla terraferma, ma il fenomeno ormai è caduto in desuetudine: dal 1993 solo due navi-madri sono state sequestrate. Ora invece si preferisce ‘frazionare’ il rischio di perdita dei carichi di sigarette.

Le stesse organizzazioni contrabbandiere preferiscono il più sicuro sistema di gestione dei depositi ubicati in paesi rivieraschi delle coste italiane, in particolare nel Montenegro, che è ormai diventato il crocevia del traffico internazionale delle sigarette. Il governo montenegrino ha concesso quattro licenze “che sono in mani strane”, ha sottolineato il procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna, per importare 100.000 casse di sigarette al mese: per ogni cassa il Montenegro percepisce una percentuale in dollari.

Ecco perché i tratti costieri più minacciati di sbarchi sono quelli del medio-basso Adriatico, che sono quotidianamente attraversati dai motoscafi che giungono direttamente dai depositi. Inoltre vengono usati veri e propri traghetti, carichi di camion con a bordo le casse di sigarette, che partono dai porti del Montenegro, e sbarcano direttamente in piccoli porti italiani. Ogni motoscafo che sbarca in Italia porta dalle tre alle cinque tonnellate di sigarette, per un valore di 500 milioni di lire, e sono almeno otto ogni notte gli scafi che arrivano sulle nostre coste.

Solo in Puglia, sono stati individuati dagli inquirenti 47 organizzazioni criminali di tipo mafioso, con oltre 1.700 affiliati, dedite anche al contrabbando.

Vengono anche utilizzati metodi più sofisticati che non la semplice introduzione delle merci in Italia in punti non controllati delle nostre frontiere. Innanzitutto si dissimula la spedizione di sigarette con i Tir dichiarando che si tratta di altre merci a bassa incidenza fiscale, le cosiddette merci di copertura, utilizzando falsi documenti. Il punto sensibile è naturalmente l’ingresso nello spazio comunitario, perché una volta dentro i confini europei la merce può giungere in qualsiasi destinazione senza ulteriori controlli. Peraltro la semplificazione delle procedure doganali ha aiutato una internazionalizzazione del fenomeno del contrabbando.

Il fenomeno ha dimensioni enormi, visto che in Italia il 25 per cento dei consumatori fuma sigarette di contrabbando: dal 1 gennaio 1998, la Guardia di Finanza ha sequestrato 2.750 tonnellate di sigarette, (nel solo 1998 1.692); ha compiuto circa 3.000 arresti, presentate oltre 85.000 denunce, e sono stati 3.200 i mezzi terrestri e 150 quelli navali sequestrati. Secondo stime delle fiamme gialle, l’introduzione di tabacchi esteri lavorati nel nostro territorio è passato dalle circa 8.400 tonnellate del 1992 alle 17.000 del 1998.

Se queste stime sono attendibili, si può calcolare che il “fatturato” delle attività di contrabbando sembra oscillare tra i 1.200 e i 2.200 miliardi. I redditi lucrati dall’organizzazione dei contrabbandieri sono infatti compresi nella forbice che si apre tra il conto di acquisto dei tabacchi esteri presso i depositi esteri, oscillante tra i 45.000 e 78.000 lire al chilogrammo, ed il prezzo minuto praticato sulle bancarelle, che da 150.000 a 175.000 lire al chilo.

Un solo pacchetto di sigarette venduto in contrabbando significa la perdita di oltre 3.500 lire per l’erario (800 lire di IVA e 2750 di imposta di consumo). Se una stecca di sigarette è pagata al produttore circa 9.000 lire, e viene venduta a 50.000, è facile intuire quali interessi economici muovono le organizzazioni, visto che il solo carico di un TIR è di 1.100 cartoni da 50 stecche, e in un container il carico è dieci volte più grande.

Sempre secondo tali stime, si può calcolare che il gettito sottratto all’erario raggiunga un ordine di grandezza superiore ai 4.000 miliardi, cui bisogna aggiungere l’imposta sui redditi occultati.

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